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Stroncatura, meglio struncatura

Primi piatti·Ricette
Stroncatura
tradizione povera calabrese

La stroncatura, meglio struncatura in dialetto, è un tipo di pasta molto particolare che ho conosciuto durante il mio viaggio in Calabria [link all’articolo]. In passato veniva preparata con gli avanzi della crusca del grano appena macinato. I residui rimasti a terra venivano spazzati e riutilizzati per preparare questo piatto povero, spesso mangiato dagli animali allevati. Per anni è stata vietata la produzione e oggi di quel metodo rimane solo il ricordo. Si trova sulle tavole di tutta la Calabria, anche se è una ricetta tipica della zona di Reggio Calabria e della Piana di Gioia Tauro.

La stroncatura viene preparata solitamente con farina di grano duro integrale e segale senza uova, ma io l’ho trovata in diverse varianti: con le uova, con il grano saraceno, insomma conserva ancora quell’aspetto del riciclo di farine rimaste in dispensa. Questo aspetto lo rende, a mio avviso, uno dei migliori piatti poveri della tradizione calabrese. Gli ingredienti con cui viene condita la pasta sono alici, pomodorini secchi o freschi, olive e pangrattato.

Anche il pangrattato è uno di quegli alimenti di recupero della cucina italiana. Non si compra, si utilizza il pane vecchio, lo si fa seccare e poi si trita con un buon mixer. Inoltre sul blog trovate tante idee per riutilizzare il pane raffermo [link].

INGREDIENTI

Per 2 persone:

160 gr di pasta
10 pomodorini freschi
10 gr di alice sottolio
(o capperi per un piatto vegano)
1 spicchio di aglio
1 peperoncino fresco (o secon in alternativa)
6 olive
40 gr di pangrattato
Olio evo qb
Sale qb

PROCEDIMENTO

Fai scottare i pomodorini in acqua bollente salata, scolali, immergili in acqua fredda e tagliali a pezzi. In una padella fai scaldare olio, aglio e peperoncino e fai sciogliere le acciughe. In alternativa alle acciughe potete utilizzare i capperi tritati per avere un piatto vegano. Aggiungi anche le olive tritate grossolanamente e i pomodorini e lascia cuocere per una decina di minuti.
In un’altra padella fai tostare il pane grattuggiato con un filo di olio per pochi minuti.

Una volta cotta la pasta, tirala fuori un paio di minuti prima della fine della cottura e saltala nella padella con il condimento con un mestolo o più di acqua di cottura. Io a questo punto ho lasciato un po’ di sughetto e messo parte del pangrattato più fine da mischiare direttamente in padella e una parte l’ho utilizzata per servire.
Nelle foto trovate anche le due versioni di pasta che ho provato in Calabria, sia a Gerace alla trattoria A Squella, sia a Tropea all’Osteria del Pescatore, quest’ultima decorata con fili di peperoncino.

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