Tour della Calabria

Cucina mediterranea·Extra·Gite fuori porta
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tra cultura, gastronomia e natura

Calabria on the road. Quello che segue è il resoconto del nostro tour della Calabria in cui troverete brevi recensioni di locali, visite naturalistiche e culturali alla scoperta dello stile di vita calabrese. Un viaggio alla scoperta dei luoghi e delle tradizioni contadine, marinare e culinarie calabresi. #calabriaontheroad è l’hashtag che ho utilizzato durante la mia vacanza in Calabria, 2500 km percorsi in auto e una media di 14 km al giorno a piedi.

Sono appunti di viaggio per una vacanza in Calabria, sia se siete curiosi di scoprire le bellezze che si celano in questa regione, sia se volete conoscere le ricette sane e vegetali della tradizione regionale.

Il nostro itinerario inizia dal Parco Nazionale del Pollino, il parco più grande d’Italia, che si trova al confine con la Basilicata. Abbiamo iniziato qui la visita ai borghi affascinanti che segnano profondamente le origini della dieta mediterranea. Questi paesi assomigliano a un presepe, agglomerati di case di architettura povera arroccati, viuzze strette, antichi castelli e abbazie con piccoli e meravigliosi scorci e imperdibili panorami sulle valli sottostanti.

I primi giorni del tour in Calabria abbiamo alloggiato a Castrovillari in un bellissimo bed & breakfast, il Casale Valleverde, immerso in un giardino verde pieno di alberi da frutto. Al mattino a colazione trovavamo sulla nostra tavola pesche e fichi appena raccolti. Nel paese si trova un rinomato ristorante, La Locanda di Alia, con menù degustazione da 60 euro.

La prima sera siamo stati a Morano Calabro, identificata nel 2019 come uno dei paesi più longevi d’Italia con 5 centenari su 4000 abitanti. Oltre ad una dieta povera, principalmente a base vegetale, la posizione collinare di questi borghi, con vicoli stretti, importanti pendenze e quasi inaccessibili alle auto, permette ai suoi abitanti di muoversi quotidianamente e praticare attività fisica regolarmente. In paese si trova il Parco della Lavanda, un giardino tematico in grado di coniugare aspetto ricreativo, didattico e culturale. Abbiamo cenato al Ristorante Antico Borgo, dello chef Pierluigi Vacca che fa parte dei ristoranti del Buon Ricordo, ovvero l’unione dei ristoranti che difendono la cucina del territorio. Non abbiamo trovato opzioni vegetali, ma abbiamo assaggiato degli ottimi piatti di pesce. Il piatto del buon ricordo è uno sformato di baccalà su crema di ceci e peperone crusco [link]. Tra le altre proposte abbiamo optato per un branzino in salsa verde con un contorno di zucchine alla scapece e del tonno scottato con nocciole e gelato al finocchietto selvatico, il tutto cucinato e presentato a regola d’arte.

Il secondo giorno ci siamo diretti a Civita dove si trovano le famose Gole del Raganello, temporaneamente chiuse a causa di un incidente avvenuto l’anno scorso durante un’escursione con maltempo. Le gole sono percorribili solitamente solo con delle guide professioniste. All’ufficio del turismo vi daranno un libretto con tutte le informazioni sulle gole e su Civita che merita assolutamente una visita. Parcheggiamo l’auto e ci dirigiamo verso il ponte del Diavolo, una camminata di 15 minuti con 200 m di dislivello per vedere lo spettacolo delle gole dall’alto e l’imponente Timpa del Demanio da vicino (nel caso ci sono delle navette a pagamento, ma solo per la nonna anziana!). Dopo la faticosa salita a 35 gradi, ci divertiamo a cercare le case antropomorfe e scorgere i camignoli più fantasiosi, così costruiti per tenere alla larga gli spiriti maligni. A Civita sopravvive una cultura arberesche, di origine albanese, e la cucina locale ne subisce una forte influenza. Vi segnalo questi ristoranti dove avremmo voluto cenare, ma non abbiamo trovato posto. Il Ristorante Kamastra e L’Oste d’Arberia coniugano sapori calabresi alle antiche tradizioni balcaniche.

Ci dirigiamo poi a Cerchiara di Calabria per provare il famoso pane a lievitazione naturale che ricorda quello più famoso di Altamura. Il mio obiettivo era mangiare una pitta farcita, ovvero un tipico pane basso di forma tonda, perfetto da essere imbottito con le tante verdure sottolio calabresi. Il paese è un susseguirsi di panifici come il Forno Storico Vito Elisa, ma attenzione a non andare all’ora di pranzo quando i panifici hanno già finito le scorte di pitta! In foto trovate una mappa della “Via del pane” con tutti i panifici del paese, alcuni si trovano anche sulla strada per arrivare in centro.

Dopo pranzo ci dirigiamo Oriolo Calabro, uno dei borghi più belli d’Italia e poi scendiamo per un tuffo a mare a Roseto Capo Spulico.  Concludiamo la nostra splendida giornata a Mormanno. Proprio in questo piccolo paesino di montagna ho trovato un ristorante che ha fatto subito breccia nel mio cuore. All’Osteria del Vicolo si possono degustare zuppe con legumi: le famose lenticchie di Mormanno, il fagiolo poverello con cicoriette selvatiche, e il cece nostrano. Ho provato le lenticchie e un piatto di Raschiatelli con i funghi porcini, un tipo di pasta che qui assomiglia molto al maccherone calabrese.

Dal momento che le Gole del Raganello erano impraticabili, abbiamo deciso di dedicare la mattina del terzo giorno ad un’escursione sul Pollino facendo Acquatrekking. Il punto di partenza in realtà si trova in Basilicata sul fiume Lao. E’ un’attività che hanno inventato dei ragazzi in cui si risale il fiume con le tute dei pescatori. Indossate le tute abbiamo iniziato la nostra lenta passeggiata didattica in mezzo al fiume alla scoperta di piante e fauna della zona. Dopo circa mezz’ora è iniziata la vera sfida, ovvero percorrere il fiume controcorrente. Quando l’acqua diventa alta, al massimo fino al petto, la tuta stringe il corpo praticando una piacevole pressione. Vi assicuro che non è proprio facile restare in equilibro sotto l’impeto della corrente, ci vogliono gambe allenate e una bella corporatura per non scivolare. La gita si è conclusa a tarallucci e vino. Se volete informazioni qui trovate il link di Acquatrekking di Viggianello, gli unici a praticare questa attività in Italia.

Proseguiamo verso la Grotta del Romito, e dopo un pranzo al sacco cominciamo la breve visita del sito rupestre. Verso sera ci dirigiamo ad Altomonte dove si trova il Museo dell’Alimentazione, chiuso al momento del nostro arrivo, ma vi posso dire che organizzano corsi ed eventi soprattutto legati alla panificazione. Ad Altomonte si trova anche il Ristorante Hotel Barbieri, anch’esso ristorante del buon ricordo e albergo diffuso dove poter soggiornare e vivere un’esperienza completa. Vi dico con grande dispiacere che ho avuto una pessima esperienza all’Osteria San Francesco: il cibo non era trattato con la cura e la passione che piacciono a me e i modi dei camerieri erano un po’ sbrigativi. Forse l’unico locale in cui non mi sono trovata bene in tutto il tour calabrese.

Il quarto giorno il nostro viaggio continua verso l’Abbazia di Santa Maria del Patire e poi una sosta al Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, purtroppo visitabile solo con visite guidate su prenotazione e stabilite in orari diversi da quelli in cui siamo stati noi. Ovviamente lo shop era aperto e abbiamo fatto scorta di liquirizie in stupende confezioni di alluminio perfette per un regalo agli amici.

Arriviamo a Crotone che sarà la città dove alloggeremo per tre giorni e nel pomeriggio visitiamo il Parco Archeologico di Capo Colonna e ci concediamo un bagno al tramonto alla spiaggia rossa di Torre Scifo. Abbiamo raccolto anche dei fichi d’india con un bicchiere di carta senza pungerci, ma non sapevamo che le spine piccolissime del frutto volano ovunque e andrebbero subito lavati in acqua. I giorni successivi ci siamo ritrovati spinette ovunque ma abbiamo mangiato degli ottimi fichi d’india. In Calabria le piante di fico d’India si trovano ovunque e la maggior parte dei frutti non vengono raccolti, ma è rarissimo trovarli in vendita.

Il nostro quinto giorno lo dedichiamo al Parco Nazionale della Sila. Partiti da Crotone, ci fermiamo a San Giovanni in Fiore per visitare l’Abbazia Florense, uno dei più grandi edifici della Calabria, che ricopre un’importante impronta storica e culturale. La giornata prosegue verso i Giganti della Sila, anche conosciuta come Riserva Naturale di Fallistro. Da qui partono e arrivano alcuni percorsi escursionistici che potrete trovare descritti all’inizio del sentiero che porta alla riserva. I Giganti sono 58 pini larici centenari che arrivano fino a 45 metri di altezza con un tronco fino a 2 metri e che dal 1600 hanno subito le intemperie della natura e la violenza dell’uomo. Per il loro legno pregiato sono stati utilizzati nel dopoguerra per pagare i debiti dell’Italia nei confronti degli anglosassoni e alcuni sono stati distrutti per raccogliere la loro preziosa resina. In questo luogo c’è un’energia che non ho mai percepito in nessun bosco visitato prima. La guida racconta la storia di questo luogo magico e ascoltandola non sono riuscita a non commuovermi. Ancora adesso pensando a quel momento, a quella riserva, mi vengono i brividi. Lo sapete che è scientificamente provato che le piante comunicano tra di loro? Questa e altre storie vi aspettano ai Giganti della Sila.

Appena fuori dal sito, scorgo il menù del ristorante L’Antica Filanda: tra gli antipasti c’è una Zuppa di legumi e funghi con crostini. Decidiamo di fermarci, nonostante ci fossimo portati il solito pranzo al sacco. Ottima la zuppa servita con crostini saltati e anche il primo abbondante di tagliolini all’occhio con tartufo di cui ho fatto poche forchettate perché vi assicuro che l’antipasto mi aveva già saziata e soddisfatta. Il personale e lo chef sono stati davvero gentili e cordiali e anche veloci, aspetto da non sottovalutare in Calabria. Non molto lontano si trova il Centro Visitatori Cupone, un centro di educazione ambientale con sentieri naturalistici, osservatori faunistici, museo, giardino geologico e un’area attrezzata per pic-nic lungo il lago Cecita. Lungo le strade della Sila troverete spesso alcuni contadini che vendono prodotti tipici, come sottolii di ogni tipo, salumi vari, formaggi di capra, legumi secchi, frutta e verdura di stagione. Inutile dirvi che ci siamo portati a casa un bel po’ di queste prelibatezze. Lungo il lago Cecita ci siamo fermati all’Agrigelateria delle Terre d’Altopiano Agricola dello Scrivano, hanno tre soli gusti senza latte che valgono la sosta e fanno anche degustazioni tipiche.

Il sesto giorno lo dedichiamo ai bagni nello splendido mare di Le Castella e Isola di Capo Rizzuto. Abbiamo visitato l’acquario molto trascurato e ci siamo concessi un giretto in barca per vedere dei reperti storici in mare, ma non ne siamo usciti entusiasti.
Di ritorno a Crotone abbiamo cercato di raggiungere la Foce del Fiume Neto, una zona d’interesse naturalistico a protezione speciale tra le più importanti della regione. Qui si trova un’oasi in cui migrano tantissime specie di uccelli, tra cui il Gruccione. Per una camminata che parte da Gabella Grande potete guardare questo link. Noi siamo arrivati in auto passando per Gabella Grande e una strada sterrata piena di buche in mezzo a campi coltivati. Arrivati direttamente sulla spiaggia con l’auto abbiamo trovato mucche al pascolo e aironi, che però sono volati via al nostro arrivo. Abbiamo fatto un bagno al tramonto in compagnia del giovane pastorello e di un paio di pescatori.

Trascorriamo la serata a Crotone e sul lungomare noto un locale che prepara la pinsa romana con lievitazione naturale e farine semintegrali. L’insolito Kr propone anche il panino pinsaghiotto, una sorta di pitta simile ad un saltimbocca ripieno e alcune insalatone. Abbiamo provato tutto, una pinsa alla marinara davvero ottima con impasto con mix di farine: riso, frumento, soia e grano tenero integrale. Il risultato è una pizza croccante fuori e morbida dentro, super leggera. La pinsa si trova spesso nelle città calabresi, è diventata quasi una moda al pari della pizza napoletana a Milano. Gli ingredienti del panino sono freschi e il condimento abbondante. La mia insalatona alla crotonese con cicorietta, pomodori e cipolla viene servita in una mega ciotola affiancata da crostini del pinsaghiotto. Non lasciatevi scappare una passeggiata sul lungomare della città. Vi segnalo un locale che si chiama Leguminoseria, che offre principalmente pizza, ma anche piatti come zuppe, e ahimè è aperto solo d’inverno. Abbiamo optato per un locale dello stesso proprietario, la Figlia di Annibale, nella speranza che facessero opzioni vegane, ma mi sono ritrovata con un menù fisso di pesce e una lentezza disarmante, mai vista prima.

Altro borgo in cui siamo stati prima di ripartire e da visitare sicuramente Santa Severina con il suo bellissimo castello. Tra i ristoranti non provati sulla Sila, vi segnalo Il Vecchio Castagno a Serrastretta, La Taverna dei Briganti a Cotronei e la Locanda Pecora Nera a Buturo.

Il settimo giorno ci spostiamo a Catanzaro per una tappa al Museo Internazionale della scultura a cielo aperto, dove si trovano opere di artisti famosi tra cui Burden, Cragg, Oppenheim, Pistoletto e molti altri artisti. L’ingresso è gratuito e si trova all’interno del Parco della biodiversità mediterranea, un’area dedicata alla flora e la fauna, un’oasi verde nel cuore della città in cui le opere si integrano in perfetta sintonia con la natura che le circonda. Purtroppo abbiamo notato un’incuria degli animali tenuti in gabbie strette.

Poco a sud di Catanzaro si trova il bel sito archeologico di Scolacium con i resti della grande basilica, un teatro, il cimitero immerso tra ulivi e piante di fichi. All’ingresso del parco si trova un punto ristoro con prodotti tipici gastronomici da degustare sul posto o portare a casa. Potete ordinare un Bergotto, una bevanda gasata al bergamotto che si trova in tutta la Calabria, ma che la gentile proprietaria ci ha allungato con acqua, limone e menta, così da risultare meno zuccherata. Da alcune parti potete trovare anche il succo di Bergamotto 100%.

Prima di cena ci concediamo un giro per il bellissimo centro di Catanzaro. Il Teatro Politeama, di recente costruzione, è un particolarissimo edificio che mi ha molto colpita. Ceniamo alla Locanda C’era una Volta ristorante a conduzione familiare. Appena arrivati ci servono delle bruschette con patate e pipi, ovvero patate e peperoni saltati in padella. Io opto per un primo di paccheri al sugo di melanzane e pistacchi, un binomio davvero incredibile. Come secondo ordiamo il morzello di baccalà, un piatto tipico della zona, una variante a quello più celebre con carne al sugo, servito nella pitta dalla classica forma tonda. Ho espresso il mio entusiasmo per la bontà del pane integrale casereccio portato a tavola e la proprietaria non ha perso tempo incartandomelo per poterlo portar via. Considerate che è rimasto fresco per giorni e l’ho utilizzato per il resto della vacanza! In Calabria servono quasi sempre del pane casereccio a tavola, basta sentire il profumo del lievito madre per capire di essere nel posto giusto.

La mattina seguente ci rimettiamo in cammino verso sud, passiamo da Stilo per una visita al bellissimo paesello e alla famosissima Cattolica, chiusa momentaneamente al pubblico e così ci consoliamo con un’ottima granita al Bergamotto trovata nel Chiosco Bar “La Cattolica” davanti all’ingresso del Parco. Potete anche fare la doppietta di gelato e granita al bergamotto, considerate che il gelato contiene latte. Qui ci sono in vendita tantissimi prodotti al bergamotto, dalle essenza curative, alla cosmesi, chiedete consiglio alla gentilissima proprietaria. Ottimo anche per una pausa pranzo con bruschette e panini. Alla Cattolica siamo tornati al tramonto dopo aver fatto un giro per il colorato museo a cielo aperto Musaba creato dall’egocentrico Nik Spatari e sua moglie, insolito ma da vedere. Caso vuole che dopo 2 giorni dalla nostra visita i giornali riportavano notizie della sua morte in un incidente stradale. Oltre alla visita al museo potrete fermarvi a Mammola per provare lo Stocco di Mammola, una ricetta di pesce della tradizione povera contadina: merluzzo lavorato in modo artigianale con acqua di sorgente e abbinato a pomodori, peperoncini, cipolla di Tropea, olive, patate e olio extravergine. E’ possibile gustarlo crudo in insalata. Potete trovare questa prelibatezza alla Taverna del Borgo. Vi segnalo un locale suggerito dalla mia amica calabra, Alessandra, ma dove non abbiamo trovato posto. Il ristorante La Collinetta a Martone propone un viaggio nei sapori di Calabria, ma se avvisati con anticipo possono farvi gustare prelibatezze senza glutine e vegane.

Passiamo a far visita al borgo di Gerace per pranzo e ci fermiamo alla trattoria A squella, un vecchio frantoio che conserva ancora all’interno vecchie macine a pietra. Cominciamo con un piatto di antipasti che abbiamo condiviso, ricco di ricette tradizionalmente vegane: insalata di ceci, pomodori e cipolle, bruschetta con patè di pomodori secchi, melanzane sottolio, zuppa di borlotti ed erbette. Nell’antipasto ci sono anche zeppoline con acciughe, frittata con erbette oltre ai tipici salumi e formaggi. Ho provato una pasta tipica che non conoscevo, la stroncatura [qui link alla mia ricetta], preparata con farina di grano duro, integrale e segale. Veniva utilizzata in passato per recuperare la farina e la crusca che si trovava a terra dopo la macinatura. In seguito questa pasta fu vietata per la mancanza di norme igieniche in fase di raccolta ma oggi è tornata sulle tavole a prova di legge. La ricetta classica prevede di servirla con pomodorini, acciughe, olive, capperi e mollica. Davvero deliziosa! Dopo pranzo ci siamo dedicati alla visita del bellissimo borgo di Gerace, fate caso alle numerose piante di capperi che escono dai muri in pietra del paese.

Siamo poi arrivati a Locri, una tipica località di mare dove abbiamo pernottato e dopo un bagno al tramonto abbiamo trovato un pub molto tranquillo dove cenare. Officinapab ha un cortile con verdi piante e un piccolo orticello di piante aromatiche, offre scelte vegetariane e vegane, come il burger, le polpette di melanzane, patate e peperoni, la caponata, il tris di bruschette, il cous cous di verdure e i  falafel che ho mangiato io; inoltre si può bere della buona birra. Un posto semplice e accogliente.

La mattina del nono giorno ci rimettiamo in viaggio e passiamo per la Costa dei Gelsomini e ci fermiamo a Capo Bruzzano per un bagno nelle sue stupende piscine naturali e a Capo Spartivento. Su queste coste, ai piedi del Faro Militare, nidifica la tartaruga Caretta Caretta, grazie anche al lavoro di Life Caretta, che tutela la specie e sensibilizza gli abitanti alle buone pratiche per la sua salvaguardia. Ci dirigiamo verso la punta dello stivale con tappa a Melito di Porto San Salvo, che sarà la nostra base per qualche giorno. Da qui parte un’esplorazione di quest’area grecanica che si trova nel basso Aspromonte e dalle sue cime scende fino al mar Jonio. In quest’area si trova ancora una cultura ellenofona delle popolazioni magno-greche e bizantine, visibile nelle iscrizioni dei luoghi delle città e nella gastronomia, il cui simbolo rimane la lestopitta. In zona sicuramente da vedere i Calanchi Bianchi di Palizzi, visibili dalla strada. Un sito d’interesse comunitario composti da un terreno argilloso, che il tempo ha trasformato in uno spettacolo molto simile a quello della Cappadocia in Turchia. Al tramonto finiamo la nostra giornata a Pentedattilo, un paese arroccato sotto una rupe con la forma di 5 dita. Il paese è stato abbandonato per timore che la roccia franasse, ma oggi è stato recuperato grazie all’attività di piccoli artigiani che hanno aperto qui le loro botteghe. In paese c’è un piccolo ristorante e case diffuse dove poter alloggiare. Si possono visitare i ruderi del castello mentre resta ancora intatta la chiesa madre. Da qui un breve percorso sterrato e sabbioso porta ad una piacevole camminata tra ulivi e fichi d’india: se lo volete percorrere vi consiglio di attrezzarvi di scarpe da trekking e borraccia.

Tornati a Melito, devo ammettere che non è stato facile trovare un posto dove cenare in paese perché quasi tutti i locali hanno un menù fisso e non dispongono di sito web e menù consultabile online. Ci accomodiamo all’esterno dell’Osteria Turioleddu nella zona vecchia e con mia grande sorpresa iniziano a portare dei piatti da condividere. Scopro che anche questo ristorante propone menù fisso, non specificato al telefono e nemmeno al nostro arrivo. Nonostante ciò trovo il modo per cenare, assaggio la loro buonissima Lestopitta, definita simbolo della gastronomia agro-pastorale. Si tratta di un pane sottile, una sorta di focaccia di solo farina, acqua, sale e olio che viene fritta e gustata calda, davvero ottima. Dopo la parmigiana di melanzane, il tortino di alici è il mio turno con degli strozzapreti al ragù di melanzane, poi  ho assaggiato degli involtini di pesce spada. Indovinate chi si è ingozzato anche della mia parte? Abbiamo anche chiesto la doggy bag. Insomma un locale ottimo per gli onnivori, piatti molto buoni e si mangia fino a scoppiare con 25 euro a testa.

Il giorno seguente decidiamo di dedicarci ad una visita sull’Aspromonte. Saliamo a Gambarie, una località montana super turistica a Santo Stefano in Aspromonte,  con piste da sci invernali ed estive, strutture ricettive, alberghi, stand gastronomici. Da qui partono tanti sentieri che potete scoprire chiedendo il volantino con le informazioni all’info point in centro. Noi ci siamo inoltrati nel bosco seguendo il sentiero delle Fate. Se riuscite vi consiglio di fare tappa a Montalto per una camminata breve fino alla vetta più alta del Parco dove si trova la statua del Redentore a 1955 m di altezza.

Ripartiamo con il nostro giro scendendo e avventurandoci sulla carrareccia che porta a Roghudi Vecchio, un paese completamente abbandonato già a partire dagli anni ’70 a causa di un’alluvione. L’ultimo abitante è morto nel 2015, ma sembra che qualcuno viva ancora in una delle case. La strada per arrivare al paese è di difficile percorrenza, sterrata e ripida e in alcuni tratti sembra essere franata. Ma tutta la fatica è ripagata dalla visita al borgo e dal mistero che lo avvolge. Qui il tempo si è fermato ma sembra anche che qualcuno si diverta a costruirvi un perfetto set per i turisti curiosi. Sulla strada verso Bova ci fermiamo per una sosta alla Rocca del Drago e alle Caldaie del latte, un geosito molto particolare sulla cui origine aleggia un’antica leggenda. Ci siamo ritrovati nel bel mezzo della natura selvaggia, con il rumore lontano dello scampanare delle caprette al pascolo e un falco che volava sopra le nostre teste.

La nostra ultima meta della giornata è stata Bova, un piccolo gioiello etno-architettonico della Calabria grecanica, testimoniato anche dal Museo della Lingua Greco-Calabro. Un paesino in cima ad una montagna da cui domina il bellissimo castello. Dalla strada di Roghudi riusciamo a scorgerlo in lontananza. Bova tramanda un’antica tradizione agro-pastorale che ri-scopriamo grazie al Sentiero della civiltà contadina, un museo a cielo aperto lungo i vicoli del paese che mostra macine a pietra, abbeveratoi per animali, torchi per le olive e torchi per estrarre le essenze del bergamotto. Ci fermiamo per la cena Al Borgo, meglio conosciuto come Degustazione al Borgo di Marcello Mafrica. La specialità è la Lestopitta in diverse varianti, anche un paio vegane: semplice e con pomodorini secchi. Noi decidiamo di provarla nell’antipasto. Attenzione perché un antipasto è più che sufficiente per due persone! In ordine sparso hanno portato: frese con pomodorini (deliziose), fagioli rossi con menta e peperoncino (una vera scoperta), verdure in pastella, mini lestopitta, verdure alla griglia, frittata, oltre a n’duja e salumi e formaggi vari. Se siete onnivori non fateveli scappare. Ordiniamo anche un primo: maccheroni calabresi di pasta come sempre preparata in casa con un sugo di funghi e pomodorini. All’interno del locale trovate anche una bottega con i prodotti locali. Io ho trovato un patè di aglio squisito e molto delicato.

L’undicesimo giorno lo dedichiamo alla costa tirrenica, chiamata Costa Viola per le tonalità del mare di un blu intenso, quasi violaceo. Prima tappa Scilla, località turistica che si affaccia sullo stretto di Messina. Dal castello Ruffo dalle cui mura scendo verdi piante di capperi, si possono ammirare chiaramente Messina e l’Etna. Tra le mura si trova anche un piccolo museo che mostra la storia della pesca e la grande biodiversità marina delle coste calabresi. A nord del castello sorge il piccolo borgo marinaro di Chianalea, famoso per la pesca al pesce spada. A questo punto non possiamo non assaggiare la specialità della zona, il panino con il pesce spada. Il Civico 5 a Chianalea riprende la tradizione del pesce spada arricchendola di nuovi gusti e sapori: ciabatta con pesce spada fresco grigliato condito con il salmoriglio (olio evo, origano, sale e limone) nella versione più classica. Mentre attendete il vostro panino potete fare un giro tra le viuzze di questo piccolo e affollatissimo borgo.
Un bagno nello stupendo mare blu di Scilla e ripartiamo alla volta di Reggio Calabria. Ricordatevi di prenotare con largo anticipo per vedere i Bronzi di Riace perché noi siamo rimasti a bocca asciutta. Il centro storico di Reggio è stupendo e lo perlustriamo con attenzione concedendoci una pausa con granita al bergamotto. Poi scendiamo verso il lungomare. Lo sapete che il lungomare di Falcomatà è chiamato il chilometro più bello d’Italia? Devo dire che la passeggiata merita davvero, sia per gli stupendi alberi, palme e ficus Magnoloide che caratterizzano il viale, sia per le scultura di Rabarama, un’artista di grande talento, a me sconosciuta fino a questo momento. Erano invece ancora in corso i lavori per la nuova installazione Edoardo Tresoldi. Una volta arrivati alla fine del lungomare, non lasciatevi scappare un gelato al chioschetto da Cesare, dove potete trovare opzioni vegane: oltre alla frutta a km0 e stagionale come fico d’india e Mango di Catone, anche pistacchio, nocciola e fondente.

La sera ci fermiamo a cena dal nostro amico Gabriele a Bova Marina. Sua mamma Jole ci prepara un ricco menù: pasta fritta al sugo, taccole alla mediterranea, melanzane ‘mbuttunate (senza formaggio per me), crema di ceci piccantina, zucchine alla scapece, paté di olive, melanzane sottolio e le sarde pescate da suo cugino il giorno stesso.

La mattina del dodicesimo giorno, ripartiamo da Melito e dopo una breve visita alla mia amica Alessandra di Reggio Calabria, ci dirigiamo a pranzo dal suo amico Marcello, proprietario di uno dei ristoranti più famosi di Calabria. Per trovare posto abbiamo dovuto prenotare con 5 giorni di anticipo. Quindi risaliamo sull’Aspromonte verso Cardeto. Vi assicuro che la deviazione vale tutta la vacanza. Il Tipico Calabrese nasce da un progetto ambizioso con l’obiettivo di ridare vita all’artigianato locale e si trasforma nel tempo in una delle più famose osterie di Calabria, o meglio è una museosteria. Si pranza praticamente in un museo di arte contadina con il sottofondo di tarantelle calabresi. Marcello è un oste delizioso e ci ha raccontato tutta la loro storia. In origine il locale era solo un museo ma i visitatori spesso chiedevano di poter assaggiare prodotti tipici locali come salumi, formaggi e vino e da qui la moglie ha avuto l’idea di aprire un ristorante. In cucina infatti si trovano la moglie e la mamma di Marcello, insomma decisamente tutto a conduzione familiare. Ambiente caldo e accogliente, oltre ad un servizio da 10 e lode. Una lavagnetta riporta: “la Coca cola non è mai stata portata ai tavoli”. Iniziamo il nostro viaggio gastronomico con pane casereccio di tre tipi, ai semi, integrale e di grano duro. Tra gli antipasti della casa ho provato olive, giardiniera di portulaca, peperoni dolci, parmigiana di melanzane, giardiniera di zucchine, fagiolini e basilico e delle ottime polpette di melanzane. Andrea era estasiato anche dei salumi e formaggi, alcuni davvero particolari. E come primo? Un gigantesco piatto di maccheroni preparati in casa con ciò che regala l’orto, in questo caso con zucchine, fiori di zucca, scaglie di mandorle, aglio e basilico: il condimento è più della pasta, proprio come piace a me! Per sazietà decidiamo di saltare entrambi il dolce, ma ci lasciamo convincere da Marcello ad assaggiare i suoi dolcissimi fichi. Qui spesso le persone vengono per mangiare salumi e formaggi, ma se siete vegani chiedete e vi sapranno accontentare con degli ottimi prodotti del loro orto. A pranzo terminato, abbiamo fatto visita al piccolo museo sopra al locale, dove si trovano altri oggetti tipici della Calabria dell’epoca e con nostra grande sorpresa scopriamo che Marcello è un appassionato di strumenti musicali antichi.
Questi sono i luoghi che amo. Per me andare al ristorante non è soltanto una questione legata al cibo, ma si tratta di cultura culinaria che si intreccia con quella contadina e delle tradizioni del luogo, di un borgo e di un Paese. Sono le esperienze vissute delle persone che portano in tavola la propria storia e la raccontano con il cuore, attraverso i sapori.
Grazie di cuore al Tipico Calabrese, per me è stato un onore essere vostra ospite.

Felici e satolli ripartiamo verso nord e facciamo tappa a Nicotera, il paese di origine della mia carissima amica Luisa. Dopo 24 anni che sentivo parlare di questo posto non potevo non visitarlo. La sosta di questo piccolo borgo merita anche per la bellissima vista che si apre sulla Piana di Gioia Tauro.
In serata arriviamo nell’affollata Tropea. Fortunatamente alloggiamo a pochi km a Casita Gioja, un bed & breakfast immerso nella campagna, dove gli unici rumori che si avvertono sono quelli dei ghiri che girano sugli alberi e sul tetto di casa. Vi segnalo questo B&B perché è uno di quei posti dove ci siamo trovati bene grazie alla calda accoglienza dei proprietari, nostri coetanei, e soprattutto per la natura che circonda la grande casa.

La mattina seguente ci dirigiamo verso le grotte di Zungri, un piccolo villaggio rupestre, unico in Calabria, che ci riporta con la mente alla nostra vacanza in Turchia, a Goreme in Cappadocia. All’interno dell’area c’è anche un museo contadino che racconta attraverso delle fotografie la vita misera dei contadini della zona. Le stanze sono colme di strumenti da lavoro e in una di queste è stata ricreato l’interno di un’abitazione dell’epoca con tutti gli oggetti d’uso quotidiano. Usciti dal sito di Zungri, mi fermo a fare una chiacchierata con una signora anziana che stende i pomodori al sole.
La nostra mattina prosegue con la ricerca di qualche spiaggetta non troppo frequentata. La spiaggia di Zambrone è presa d’assalto e non riusciamo a parcheggiare l’auto. Quindi proseguiamo per mete meno ambite ma altrettanto affascinanti. Decidiamo di fermarci alla Baia delle Sirene di Briatico, e lasciamo l’auto in un ampio parcheggio gratuito. Arrivati sulla spiaggia troviamo anche una porzione di ombra per sopravvivere al caldo torrido di mezzogiorno. La sabbia è fine e il mare pulitissimo. Dopo un paio di ore riprendiamo l’auto per fare qualche foto alla spiaggia la Torretta di Briatico. Poi proseguiamo verso la prossima meta: la chiesetta di Piedigrotta. Dopo esser stati rapinati per un parcheggio a 5 euro, percorriamo una scalinata che scende verso la spiaggia. Proprio di fronte alla spiaggia si trova l’ingresso alla chiesa scavata nella roccia di tufo con gruppi scultorei ricavati da quella stessa roccia. La chiesetta è frutto del lavoro di un padre e un figlio che hanno dedicato la propria vita alla creazione di questa incredibile meraviglia. Risaliamo in auto e andiamo in direzione Pizzo Calabro per una visita al paese e soprattutto per provare i famosi dolci tartufi, tanto decantati in tutta la Calabria. Nella piccola via centrale del paese, le gelaterie si contendono il primato del miglior tartufo di Pizzo. Il tartufo è un gelato alla nocciola spolverato di cacao, preparato a mano come fosse un’arancina e al cui interno si nasconde un cuore scioglievole di cioccolato. Noi abbiamo provato il tartufo della Gelateria Ercole, che propone alternative al classico tartufo nero, come quello bianco o al pistacchio. Immaginate il mio volto estasiato quando il cameriere mi ha detto che potevano prepararmi un tartufo con nocciola e cioccolato senza latticini preparati con la bevanda vegetale di riso. Mi sono concessa il mio gelato e l’ho gustato molto lentamente sperando non finisse mai!
Caricati dall’energia del cioccolato ci siamo rimessi in marcia. Abbiamo quindi terminato la rapida visita a Pizzo e siamo tornati all’auto per dirigerci a Vibo Valentia, per l’ultima passeggiata del giorno nel piccolo centro del bellissimo capoluogo di provincia. Abbiamo ammirato l’inquietante portone della chiesa Madre, percorso il viale alberato che costeggia la villa e ci siamo diretti in salita al Castello Svevo Normanno. Da quassù si possono ammirare le Serre e il suo parco, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di visitare.
Terminata la visita scendiamo per un ultimo bagno al tramonto a Vibo Marina dove ci fermeremo per cena al ristorante di pesce Maria Rosa.

Il penultimo giorno di vacanza lo dedichiamo interamente al mare e alla scoperta di quelle che saranno per noi le più belle spiagge della Calabria. Ci lasciamo consigliare da Elisabetta di Casita Gioja mentre facciamo una dolce colazione con frutta fresca e torte casalinghe.
Quasi tutte le spiagge citate di seguito prevedono delle brevi camminate da affrontare con un minimo di dislivello, se avete intenzione di fermarvi in queste spiagge vi consiglio di portarvi tanta acqua e cibo. Come prima tappa scegliamo la spiaggia Salamite di Capo Vaticano, a cui si accede tramite il sentiero del Capo, indicato per escursionisti esperti e percorso da molti in infradito. Dall’alto del sentiero si può scorgere la più famosa e turistica spiaggia delle Grotticelle di Ricadi. Purtroppo il vento e il mare agitato non permettono la sosta prolungata e così ripartiamo alla ricerca  della spiaggia Nascosta anche conosciuta come la spiaggia di Gaiuzzo, sicuramente la più difficile da trovare, in località Santa Domenica. Si parcheggia in mezzo alle case, si passa sotto un piccolo ponte, si costeggia una vecchia discoteca abbandonata e si scende lungo un sentiero per raggiungere questo paradiso. L’ho decretata la mia spiaggia preferita per il suo aspetto selvaggio, riparata in parte dal sole sotto una scogliera di roccia bianca erosa dal vento e l’acqua è cristallina.  Sul finire della giornata ci spostiamo alla più frequentata spiaggia Michelino a cui si accede tramite una bella e lunga scalinata. Una volta arrivati, ci è bastato camminare un po’ sulla sabbia e scavalcare qualche roccia per trovare un po’ di privacy.
Abbiamo concluso la giornata con la visita al Santuario di Santa Maria dell’Isola di Tropea. Salendo al santuario si può godere di una bella vista sulla città e sull’affollata spiaggia del Convento, una delle più frequentate dai turisti e dai giovani.
Per altre spiagge vi lascio il link del Touring delle spiagge più belle della Calabria, anche se purtroppo alcune di queste sono raggiungibili solo con accesso dal mare.

Tropea è una delle città più frequentate che abbiamo visitato, bellissima località di mare e piccolo gioiello della Calabria.
E’ conosciuta in tutto il mondo per la sua preziosissima cipolla. Concludiamo la giornata all’Osteria del Pescatore, un locale che si trova in una viuzza molto caratteristica dietro la Cattedrale. A Tropea non è semplice trovare un ristorante di qualità tra le tanto proposte “turistiche”, ma l’Osteria del pescatore ci conquista per la scelta di valorizzare i prodotti del territorio provenienti da aziende della zona. Il menù offre principalmente piatti di mare, ma anche proposte della tradizione calabrese naturalmente vegane e vegetariane, come la cipolla di Tropea in agrodolce, la caponata di melanzane e l’insalata Tropeana con lattuga, pomodori, olive e cipolla. Noi abbiamo assaggiato la stroncatura con alici, i fusilli tropeani ai frutti di mare, e i contorni che ho citato prima.
Per una cena gourmet mi ero appuntata Pimm’s, annoverato tra i ristoranti del Buon Ricordo in Calabria e Koes street food per uno spuntino a base di pesce.

Il mattino dopo con tristezza salutiamo i ghiri e lasciamo Casita Gioja, siamo tristi perchè sappiamo che la nostra vacanza sta per concludersi.
Dopo aver percorso in lungo e in largo la Calabria, il nostro viaggio termina a Diamante, una famosa località di mare in cui ci fermiamo per vedere i Murales che spuntano ad ogni angolo e donano colore e vivacità al borgo vecchio. Avrei voluto mangiare la pitta di Mizzica, un locale che offre street food locale, purtroppo essendo domenica lo abbiamo trovato chiuso. Lasciamo anche Diamante e in serata siamo già lontani dalla Calabria. Ci consoliamo guardando il bagagliaio della nostra auto, pieno delle prelibatezze che abbiamo acquistato durante questo intenso e meraviglioso viaggio al sud.

In conclusione spero che i miei consigli di viaggio vi invoglino nell’intraprendere un fantastico viaggio alla scoperta della Calabria e vi aiutino nell’organizzare le vostre tappe. Per me è stato un bellissimo viaggio culturale, gastronomico, a contatto con la natura e con le tradizioni dei luoghi che abbiamo attraversato. Una di quelle vacanze che difficilmente si dimentica, uno di quei viaggi che porterò sempre nel cuore.

 

 

 

 

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