Strudel di mele

Un dolce invernale e nordico che amo. Le mie origini del sud non mi hanno mai portato a mangiare lo strudel da piccola, era uno di quei dolci che ho sempre snobbato. Stando con un uomo del nord ho imparato ad apprezzarlo e ora che lo mangio senza zucchero mi piace tantissimo. Provate la versione di Monica e non ve ne pentirete.

INGREDIENTI

Pasta

100 gr di farina semintegrale di tipo 2 macinata a pietra

25 gr di olio di mais

30 gr di succo di mela

Ripieno

220 gr di mele pesate e pulite

3 C di marmellata senza zucchero

50 gr di uvetta

20 gr di noci

1 C di farina di cocco

scorza di 1 limone

1 c di marsala per ammorbidire l’uvetta

cannella

olio evo da spremitura

PREPARAZIONE

Mettere in una terrina le mele a piccoli pezzi, la marmellata, la cannella, la scorza di limone, l’uvetta precedentemente ammolla, le noci a pezzetti e la farina di cocco.

Impastare la farina con l’olio e il succo di mela fino ad ottenere una pasta elastica. Stenderla direttamente su un foglio di carta da forno sino ad ottenere una sfoglia sottile. Spennellare con olio evo e distribuire il ripieno su tutta la superficie, lasciando liberi i bordi per poterla chiudere. Iniziare ad arrotolare lo strudel spennellando man mano la pasta visibile dopo il primo arrotolamento. Dare ancora un giro e spennellare nuovamente. Chiudere le estremità. Infornare a 160/170° fino a quando la superficie risulterà dorata (circa 1 ora).

 

 

 

Monica Grossi

Monica Grossi

53 anni, sposata da 30, una figlia di 25 anni ed un impiego part-time di tipo amministrativo. Ha scoperto di avere un cancro al seno all’età di 44 anni. “Grazie” a questo intruso, navigando su internet alla continua ricerca di informazioni riguardanti la malattia, ha scoperto l’esistenza del progetto Diana 5, alla quale aderisce dalla fine del 2009. L’obiettivo del progetto Diana l’ha incuriosita sin da subito per la speranza di evitare recidive.
Le è sempre piaciuto cucinare piatti particolari e quelli proposti in Cascina hanno stuzzicato in lei la sua passione per una cucina”alternativa”. Da qui la ricerca dell’estetica del piatto e la convinzione sempre più forte che una portata presentata bene appaga e soddisfa maggiormente la nostra fame.
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