Il Cilento, terra di miti e dieta mediterranea.

Il Cilento, un’area verde della Campania in provincia di Salerno, laddove mare e montagna si incontrano tra miti e leggende e dove la dieta mediterranea ha visto la luce. Quelli che seguono sono degli appunti di viaggio alla ricerca delle tradizioni culinarie e di semplici trekking alla scoperta degli angoli più belli di questa terra.
Ho trascorso solo 4 giorni di vacanza ad agosto, ma mi sono bastati per capire che non si può parlare di Cilento senza citare la dieta mediterranea.

Il termine è stato coniato per la prima volta dallo studioso, biologo e fisiologo nutrizionista statunitense, Ancel Keys, negli anni ’50 che si trasferì a Pioppi nel 1962 e iniziò i suoi studi sullo stile alimentare della popolazione locale. Scelse quest’area geografica perché poco colpita da incidenze di patologie cardiovascolari e gastrointestinali. Ancel Keys visse circa 40 anni della sua vita a Pioppi, nel comune di Pollica, e morì all’età di quasi 101 anni.

Pane, pasta, fruttaverdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne costituiscono oggi gli ingredienti della Dieta Mediterranea, dichiarata dall’Unesco “Patrimonio orale e immateriale dell’umanità”.

Il mio racconto inizia proprio da questo comune, dove mi sono recata per visitare l’ECOMUSEO DELLA DIETA MEDITERRANEA, un tributo dedicato ad Ancel Keys.

Al primo piano della bellissima location del palazzo Vinciprova ci sono 5 sale con pannelli espositivi ed esplicativi sullo stile alimentare; video sui protagonisti che hanno vissuto con lo studioso americano, esposizione di semi e piante, un angolo di degustazione di olio, un angolo sulla pratica della pesca delle alici menaiche, la biblioteca di Ancel e molto altro. Purtroppo segnalo una trascuratezza nella cura delle piante vive presenti al museo.

Tra i video presenti al museo mi sono soffermata sull’intervista a Delia Morinelli, la cuoca della famiglia Keys, che racconta aneddoti e piccoli segreti di casa Keys, in particolare sui gusti alimentari dei coniugi e sulla loro attenzione ai piatti salutari. Ad esempio le lasagne venivano preparate con “sugo semplice, senza le polpette di carne”.

Da cosa nasce cosa e dopo una breve ricerca scopro che sempre a Pioppi, proprio lì vicino al museo, esiste un ristorante chiamato A CASA DI DELIA che è stato avviato proprio dalla cuoca dei coniugi Keys.
E quindi decido che devo cenare proprio lì!

Il locale era tutto pieno ma abbiamo atteso fino a che si liberasse un tavolino per noi. E’ una casa che si affaccia sul mare, una bellissima terrazza immersa nel verde delle viti e della macchia mediterranea.
E’ portato avanti con passione da Angelo e Silvana e la nipote Delia, eredi della Delia “originale”.
Il menù oggi propone anche piatti di carne purtroppo, forse per adeguarsi alle richieste dei commensali.
Noi ci dedichiamo esclusivamente a ciò che prevede la dieta, ordinando un antipasto di pesce, praticamente quasi solo alici preparate in tutti i modi. I due primi, Lagane e ceci e cavatelli con ceci, pomodori e vongole, sono preparati con la pasta fatta in casa più buona che io abbia mai mangiato.
Faccio presente la mia intolleranza ai latticini e mi dedicano addirittura un piatto di antipasti davvero ricco!
Alici in agrodolce, cotoletta di sgombro, involtino di alici con pangrattato uvetta e pinoli, alici ‘mbuttunate ripiene, friggitello ripieno di alici.

Dopo la splendida serata A Casa di Delia, la mia ricerca delle tradizioni cilentane continua e ci spostiamo a Marina di Camerota.
Scopro che nel 2015 ha aperto il ristorante MARICUCCIATA, mi incuriosisco e decido di saperne di più.
Scopro quindi che i proprietari hanno deciso di far rivivere e promuovere la maracucciata, piatto povero del Cilento, che prevede una base di farina di Maracuoccio, un legume coltivato nella vicina lentiscosa, simile ad un pisello ma dal sapore di una cicerchia. Il risultato è sorprendente, soprattutto se pensate che è completamente vegano. La chiamano la polentina del sud e viene servito a vostra scelta con del baccalà al sugo, funghi o broccoli.
Il contorno di verdure è un tris di caponatina di melanzane, peperoni e patate; un mix di verdure a foglia verde in cui prevale il sapore del finocchietto selvatico abbinati alle fave e della zucca saltata in olio con cipolla, un piatto raro da trovare qui al sud.

La ricerca di specialità prosegue alla SAGRA DEI CICCIMMARETATI di Stio nel bel mezzo del Parco del Cilento e Valle del Diano. La location è allestita in è uno splendido bosco di castagni secolari.
I ragazzi che gestiscono la sagra sono gentilissimi, tutti abbigliati con i tipici abiti contadini.
Alla sagra dei Ciccimmaretati si possono assaggiare i piatti poveri e autentici cilentani. I ciccimmaretati  infatti sono una squisita zuppa preparata con legumi e cereali (fagioli bianchi, borlotti, canellini, lenticchie, ceci, grano, granoturco e castagne).
Ordiniamo anche il piatto tipico campano che nell’avellinese si chiama Mallone e qui chiamato foglie verdi e patane, un semplice abbinamento con verdure di campo e patata schiacciati e saltati in olio, aglio e peperoncino e qui servito con “lu vicci”, un pane morbido.
Ottimi anche i dolci, che ho assaggiato da Andrea, perché privi di latticini e nemmeno troppo dolci: “frisilli cu lu mele” e “struffoli”.

Se vi trovate in Cilento d’estate non perdetevi le sagre organizzate sul territorio perché permettono di riscoprire le tradizioni. Ve ne cito altre a cui però non sono riuscita a partecipare: sagra del fusillo di Felitto, quella dei ceci di Cicerale e del fico bianco.

Il giorno di gita alle Gole del Calore siamo stati sorpresi dal temporale e ci siamo rifugiati nel RISTORANTE PIZZERIA DI REMOLINO all’interno dell’oasi delle Gole.
E così abbiamo provato il famoso fusillo di Felitto: un cilindro di pasta cavo lungo circa 20 cm preparato ancora artigianalmente con un bastoncino di ferro e servito tipicamente con il ragù di castrato, ovviamente per me condito con un semplice sugo di pomodoro.

Se andate ad Acciaroli, il paese della costa preferito da Hemingway, la vostra tappa obbligata sarà La Paranza friggitoria. Fermatevi a gustare un ottimo cuoppo di alici.

Per chiudere questo excursus culinario, vi segnalo anche CORE A CORE, un ristorante di pesce provato lo scorso anno a Palinuro, che si trova in una location bellissima in cima alla collina. Il personale è stato molto attento alle mie esigenze. Le cucina rispetta la tradizione locale marinara, noi in particolare avevamo gustato degli ottimi cavatelli e scialatielli rossi artigianali e una fragrante frittura di pesce.

 

GITE

Se amate camminare, questa terra fa per voi. Se amate farlo ammirando il mare dall’alto allora dovete assolutamente andare in questa meraviglia dell’Italia. Di seguito vi cito alcune della camminate che ho provato personalmente.

Partiamo con il sentiero più conosciuto, quello de La Baia degli Infreschi, una spiaggetta che potete raggiungere partendo da Marina di Camerota alla spiaggia di Lentiscelle. La cosa che mi ha stupito è che durante il tragitto si trovano altre due meravigliose spiaggette dai sassi bianchi e il mare blu: Pozzallo e Cala Bianca. Fate un tuffo in tutte e tre le baie e se vi trovate a ora del pasto a Pozzallo, potete provare le mille ricette di alice nel ristorante sulla spiaggia. Alla baia invece troverete una piccola imbarcazione in mezzo al mare. Io vi consiglio pranzo al sacco e tanta acqua.

Itinerario a piedi: Lentiscelle (Marina di Camerota) – Cala Bianca – Punta Infreschi. Tempo di percorrenza: 2 ore e mezza,

Da SCARIO potete percorrere il Sentiero della Grotta dell’Acqua tra torri costiere e cavità carsiche.
Il sentiero attraversa la Costa della Masseta. Dopo un primo tratto in salita asfaltato, si infittisce tra i colori ed i profumi della macchia mediterranea: corbezzoli, carrubi e ulivi. La prima tappa è Punta Spinosa. Il percorso prosegue tra antichi manufatti utilizzati per la cottura della calce e la produzione del carbone, con sosta a Spiaggia della Molara, ricca di piccole imbarcazioni a largo, molto suggestive dall’alto. Si giunge infine alla Grotta dell’Acqua, un sito roccioso dal mare cristallino. Quest’ultima deve il suo nome all’incessante stillicidio di acqua che genera delle suggestive stalagmiti.

Il Sentiero di Punta Licosa è semplice e molto battuto, una via stretta, che spesso sorveglia il mare e che costeggia ville meravigliose. Licosa era una delle tre sirene che cercò di ammaliare Ulisse con il suo canto. Partite dal porto di San Marco di Castellabate e arrivate in bici o a piedi al piccolo porto con un isoletta e un faro. Se volete potete fermarvi qui, altrimenti prendete il bivio sulla sinistra prima del porto, entrate ella pineta e percorrete lungomare, se il clima lo consente, un pezzo di costa. Da qui potete arrivare ad Ogliastra Marina, circa 8 km, o fermarvi in una delle spiaggette deserte che trovate lungo la strada, fuori dal caos dei turisti.

Qualsiasi di questi percorsi scegliate, vi troverete immersi nella macchia mediterranea tra carrubi, corbezzoli, ulivi.

Se volete invece lasciare il mare per dedicarvi all’entroterra nel bel mezzo della Valle del Diano, avete l’imbarazzo della scelta. Noi siamo stati alle Gole del Calore, vicino al piccolo quanto suggestivo borgo di Felitto. Da qui si snoda un sentiero ad anello di circa 8 km, da cui potrete vedere le marmitte, il Ponte naturale di Pretatetta, il ponte medievale. Se invece preferite rilassarvi potete godere del parco, dell’Oasi Remolino, già citato sopra, o fare una gita in pedalò o canoa per ammirare le gole in tutta la sua bellezza.

E per finire, non dimenticate di far visita alla Grotte di Pertosa e la Certosa di Padula.

Buona vacanza!

 

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